Stretta civica
Monti lancia il suo Tutti per l’Italia (ma punta sui berlusconiani)
Tutti per l’Italia e per le riforme inderogabili, dice Mario Monti, che esclude l’ipotesi di una manovra bis ma pure avverte un rischio: “Dipende dall’esito del voto” (e Bersani: “Sia più modesto”). Il presidente del Consiglio ieri a “Omnibus”, su La7, ha proposto il taglio delle tasse (Irap e Irpef), la rimodulazione dell’Imu, politiche di crescita e “una grande coalizione riformista”. A un mese dal voto la proposta politica del premier, dopo settimane di riunioni tra i suoi consiglieri, prende una forma compiuta, “alternativa alla sinistra” – come dice al Foglio il montiano Carlo Calenda – e concorrenziale nei confronti del Pdl di Silvio Berlusconi.

Tutti per l’Italia e per le riforme inderogabili, dice Mario Monti, che esclude l’ipotesi di una manovra bis ma pure avverte un rischio: “Dipende dall’esito del voto” (e Bersani: “Sia più modesto”). Il presidente del Consiglio ieri a “Omnibus”, su La7, ha proposto il taglio delle tasse (Irap e Irpef), la rimodulazione dell’Imu, politiche di crescita e “una grande coalizione riformista”. A un mese dal voto la proposta politica del premier, dopo settimane di riunioni tra i suoi consiglieri, prende una forma compiuta, “alternativa alla sinistra” – come dice al Foglio il montiano Carlo Calenda – e concorrenziale nei confronti del Pdl di Silvio Berlusconi. Secondo gli osservatori del Palazzo è infatti al 30 per cento di delusi dal Pdl che adesso si rivolge Monti, che non a caso continua ad attaccare il Pd sull’affaire Mps.
“Per realizzare le riforme – ha detto Monti – potrebbe esserci bisogno di una grande coalizione. Non è vecchia politica, ma politica necessaria”. Come spiega Calenda, futuro deputato della lista montiana: “Si tratta in primo luogo di riscrivere le regole, di riformare le istituzioni. Il taglio della spesa è molto complicato se prima non si ripensa anche l’architettura dello stato, il potere del governo e quello del Parlamento, il bicameralismo perfetto”. I partiti concorrenti, Pdl e Pd, ieri hanno respinto le parole del professore. “Nei paesi democratici il governo lo forma chi vince le elezioni, quindi Bersani, che discuterà anche con Monti, ma che si presenta con un’alleanza di centrosinistra al fianco di Vendola”, ha detto, per esempio Massimo D’Alema, molto duro. Mentre Renato Brunetta, l’ex ministro del governo Berlusconi, dice: “Non ci sono spazi per soluzioni terze, sicuramente non con Monti”. Risponde ancora Calenda, interprete di un montismo tendenza Montezemolo: “Con Pd e Pdl noi vorremmo costruire un rapporto, ma dovrebbero abbandonare tutti i loro condizionamenti populistici e discutere seriamente dell’agenda Monti. Al contrario l’inasprimento dei toni da parte di un Pd sempre più nervoso, e le parole abominevoli di Berlusconi su Mussolini, non sono segnali incoraggianti”.
“Per realizzare le riforme – ha detto Monti – potrebbe esserci bisogno di una grande coalizione. Non è vecchia politica, ma politica necessaria”. Come spiega Calenda, futuro deputato della lista montiana: “Si tratta in primo luogo di riscrivere le regole, di riformare le istituzioni. Il taglio della spesa è molto complicato se prima non si ripensa anche l’architettura dello stato, il potere del governo e quello del Parlamento, il bicameralismo perfetto”. I partiti concorrenti, Pdl e Pd, ieri hanno respinto le parole del professore. “Nei paesi democratici il governo lo forma chi vince le elezioni, quindi Bersani, che discuterà anche con Monti, ma che si presenta con un’alleanza di centrosinistra al fianco di Vendola”, ha detto, per esempio Massimo D’Alema, molto duro. Mentre Renato Brunetta, l’ex ministro del governo Berlusconi, dice: “Non ci sono spazi per soluzioni terze, sicuramente non con Monti”. Risponde ancora Calenda, interprete di un montismo tendenza Montezemolo: “Con Pd e Pdl noi vorremmo costruire un rapporto, ma dovrebbero abbandonare tutti i loro condizionamenti populistici e discutere seriamente dell’agenda Monti. Al contrario l’inasprimento dei toni da parte di un Pd sempre più nervoso, e le parole abominevoli di Berlusconi su Mussolini, non sono segnali incoraggianti”.
Ma il professor Monti è più che altro interessato a esporre i contenuti della sua proposta politica, il resto verrà dopo. E così, per il momento, senza troppo concedere agli avversari, osserva con interesse la frenata di Berlusconi e l’arretramento di Bersani nei sondaggi. Il Cavaliere sembra aver esaurito la spinta propulsiva delle sue prime apparizioni televisive, e da alcune settimane ha registrato gli effetti collaterali della lotta interna alle file del Pdl per la compilazione delle liste elettorali. Anche il Pd non ride, l’impressione degli esperti di rilevazioni demoscopiche è che da tempo il partito di Bersani abbia mobilitato tutto il suo potenziale elettorale: “Arrivati al 35 per cento, non poteva che calare un po’”, dice Alessandra Ghisleri di Euromedia Research. In questo contesto, la coalizione di Monti guadagna qualcosa, certamente dalle apparizioni del premier che è tornato a lanciare proposte concrete, in particolare su Imu, Irpef e Irap.
Nervosismo e conservatorismo
Ieri il professore ha spiegato che la tassa sulla casa, l’Imu, sarà ridotta nel 2013 ma non può essere cancellata (“c’è chi propone di abolire l’Imu, ma poi deve intervenire un governo tecnico”). L’idea montiana è un complesso di detrazioni: sulla prima casa, a favore di anziani e coppie con figli a carico. Messaggi rassicuranti rivolti a un elettorato preoccupato dall’ipertassazione e dal rischio di una patrimoniale (voluta dal centrosinistra?). Insomma, Monti guarda agli elettori di Berlusconi, come sembra confermare anche la proposta sul carico fiscale: l’Irap – ha garantito il premier – sarà dimezzata entro la fine della legislatura. Quanto all’Irpef: “Va ridotta a partire dai redditi medio bassi”. Tutte proposte respinte al mittente da Pd e Pdl, come dice il solito D’Alema: “Se non c’è crescita economica non si possono ridurre le tasse, chi promette di farlo mente”. E poi: “Monti non è voluto dall’Europa, ma dalla Merkel”. Il livello di litigiosità tra l’asse “rosso” del centrosinistra e la coalizione di Monti ha registrato ieri un considerevole innalzamento, con la Cgil all’attacco del professore. Susanna Camusso ha paragonato Monti a Berlusconi: “Credo che sia il modello che abbiamo visto tante volte in questo paese, abolirò questo, abolirò quell’altro, un milione di posti di lavoro…”. Conclude Carlo Calenda: “Cgil e Pd sono nervosi, ma l’unica cosa che riescono a proporre è l’innalzamento delle tasse e della spesa pubblica”.
Nervosismo e conservatorismo
Ieri il professore ha spiegato che la tassa sulla casa, l’Imu, sarà ridotta nel 2013 ma non può essere cancellata (“c’è chi propone di abolire l’Imu, ma poi deve intervenire un governo tecnico”). L’idea montiana è un complesso di detrazioni: sulla prima casa, a favore di anziani e coppie con figli a carico. Messaggi rassicuranti rivolti a un elettorato preoccupato dall’ipertassazione e dal rischio di una patrimoniale (voluta dal centrosinistra?). Insomma, Monti guarda agli elettori di Berlusconi, come sembra confermare anche la proposta sul carico fiscale: l’Irap – ha garantito il premier – sarà dimezzata entro la fine della legislatura. Quanto all’Irpef: “Va ridotta a partire dai redditi medio bassi”. Tutte proposte respinte al mittente da Pd e Pdl, come dice il solito D’Alema: “Se non c’è crescita economica non si possono ridurre le tasse, chi promette di farlo mente”. E poi: “Monti non è voluto dall’Europa, ma dalla Merkel”. Il livello di litigiosità tra l’asse “rosso” del centrosinistra e la coalizione di Monti ha registrato ieri un considerevole innalzamento, con la Cgil all’attacco del professore. Susanna Camusso ha paragonato Monti a Berlusconi: “Credo che sia il modello che abbiamo visto tante volte in questo paese, abolirò questo, abolirò quell’altro, un milione di posti di lavoro…”. Conclude Carlo Calenda: “Cgil e Pd sono nervosi, ma l’unica cosa che riescono a proporre è l’innalzamento delle tasse e della spesa pubblica”.